“Arte Astratta Geometrica” Ombretta Frezza – IV Memorial S.Giromel

8 Marzo 2019 0 di sergiogiromel

Arte Astratta Geometrica

Chromatic Art  

Treviso 2019

Le tele di Sergio Giromel sono un trionfo di luce e colore, sinfonia che celebra il canto della vita e della speranza, la volontà di rinascere dopo essere stata al centro della sofferenza.
I paesaggi, colonna portante della sua produzione artistica, sono una dichiarazione d’amore nei confronti della vita e di ciò che essa, nell’andare degli anni, gli ha donato.
Ciò che mi colpisce ogni qualvolta mi ritrovo dinnanzi alle tele di Sergio Giromel è, indubbiamente, la cromia chiara che mette in scena cieli percorsi da nubi soffici che si rincorrono e giocano a nascondino con il sole: cielo, terra e acqua che danzando nello spazio pittorico, leggiadre come ballerine.

Giochi chiaroscurali che portano le tele a vibrare di un’originale modo di trattare la materia pittorica della quale si serve per raccontare i suoi paesaggi, colti nell’andare delle singole stagioni, di un tempo che si vorrebbe trattenere a sé, ma la vita scivola via dalle sue mani, come la sabbia di una clessidra, mostrandoci la sua caducità, il suo andare inesorabile verso l’oscurità.
Lo fa con sguardo impressionista, spingendosi sempre più, verso un’astrazione di forme, dove il colore, attore protagonista, si fa voce narrante, colui che ci conduce dentro l’opera di Sergio, facendoci divenire tutt’uno con essa e protagonisti di un viaggio sensoriale all’interno dei suoi paesaggi: occhi che ci portano a vedere e a stupirci, come se fosse la prima volta, dello straordinario spettacolo messo in scena dalla natura in ogni sua più piccola, impercettibile variazione, udito che ci porta ad udire i suoi della natura, canto meraviglioso di un paesaggio che si svela nei suoi segreti più reconditi, olfatto che ci porta ad avvertire profumi, odori che risvegliano in noi ricordi, attimi, fotogrammi di un passato che credevamo abbandonato, sopito, addormentato tra le pieghe della nostra anima e che invece si ridesta, tatto che ci porta ad accarezzare, sfiorare, abbracciare arrivando a creare un rapporto di totale sinergia con ciò che ci circonda.Paesaggio che si svela attraverso linee che si susseguono le une alle altre, dando vita a ritmate geometrie cromatiche.

Paesaggi che riuniscono la tradizione pittorica veneta ed echi cezanniani, il giapponismo e Gauguin, che si muove costantemente alla ricerca di una sintesi tra forma e colore.
Colore che si muove in bilico tra accordi e disaccordi tonali dando voce ad alberi, la sua firma, oserei affermare, che si muovono come sinuose linee arabescate, le cui radici giocano con le fronde, unendo ancora una volta cielo e terra, giungendo ad una verticalità che rimanda alla ricerca di un Infinito, di una spiritualità, di un qualcosa di più alto al quale ognuno di noi tende, per cercare conforto ma che percepiamo, in quanto esseri contingenti, incomprensibile e misterioso.
Colpiscono le notti di luna piena, non avvertite come presagio di morte e oscurità ma come attimo della giornata, nel quale tutte le ansie si placano, dove il silenzio ci mette porta a metterci in ascolto di noi stessi, in una leopardiana attesa del domani, caricando il nostro cuore di speranze, aspettative, di una rinnovato bisogno di credere ancora nel domani, in ciò che sarà e in ciò che saprà darci come un dono unico e prezioso.
Le tele di Sergio sono, quindi, un richiamo continuo e costante alla vita, la sua pittura è stata un faro che ha illuminato, giorno dopo giorno, la sua esistenza e anche il suo percorso di malattia e sofferenza, dalle quali però lui non si è lasciato sopraffare, facendo sì che, anche nel momento della notte più buia, lui potesse scorgere una luce, un bagliore che lo tenesse saldamente legato alla sua vita, a ciò che era prima della malattia.

a cura di Ombretta Frezza