Testo Critico a cura della Dott.ssa Elena Gollini

25 Gennaio 2015 0 di sergiogiromel
elena gollini

Carattere poliedrico di Sergio Giromel

 

Il carattere poliedrico della produzione di Sergio Giromel coniuga nel processo creativo una connotazione distintiva di tipo trans-pittorica, scaturita dall’intreccio e dalla commistione tra figurazione e astrazione, narrazione e ornamentazione. La costruzione compositiva viene inglobata nella compagine di matrice naturalista e paesaggista che lo avvicina all’illustre tradizione del paesaggismo veneto, per le immagini rievocate appartenenti al territorio nativo d’origine, rielaborate e proposte in versione personalizzata. L’elemento indistinto codificato inserito nel linguaggio di Giromel consiste nella figurazione che sfuma verso l’astrazione e definisce sulla superficie pittorica degli aspetti di prospettiva panoramica, in cui prevale l’intreccio e l’interazione delle componenti strutturali, all’insegna di un equilibrio stilistico sorretto da una vena di sentimentale lirismo poetico. Per lui il movimento fluido e armonioso delle forme e delle dinamiche declinazioni e degradazioni delle sfumature cromatiche lasciate libere di espandersi e diluirsi in variopinti scenari di coreografico effetto visivo, determina la qualità costitutiva fondante e sostanziale dell’arte: quella di rivolgersi verso un universo preesistente di immagini, credenze, ideologie, proiezioni interiori e, al contempo, di incunearle e canalizzarle dentro la forza centrifuga di un linguaggio simbolico innovativo.

Giromel ha acquisito la piena coscienza dell’uomo moderno e dell’artista contemporaneo di essere egli stesso artefice e portavoce di una nuova realtà linguistica da divulgare. Emerge il desiderio di lasciare ai fruitori un segno concreto e tangibile del suo operato, fondendo il microcosmo dell’opera al macrocosmo universale del creato e offrendo una visione ideale e idealizzata, avvolta da una cornice senza tempo e custodita dentro un’atmosfera ovattata e protetta. I lavori possiedono un’identità precisa e definita nel segno unificante del paesaggio e in un confronto continuo e coinvolgente con la natura. Le raffigurazioni denotano il sapiente uso delle scansioni coloristiche, la consolidata capacità di strutturare l’insieme mediante giochi chiaroscurali e la piena padronanza del vibrato luminoso con la luce che si innerva e compenetra la materia pittorica ravvivandola e vivificandola.

Le sensazioni visive, che scorrono sul filo della memoria, sono proiezioni già depositate nel suo immaginario e appartengono alla sfera esistenziale di un vissuto da condividere con l’osservatore, che affiora e si accumula impresso sulle tele. Vi si può allineare e accostare il pensiero di Francesco Arcangeli, che affermava «Paesaggio nel senso vero e profondo della parola è un limite amato, oscuro e presente. La natura si guarda, si respira, si sente si soffre ancora prima che si dica in parola. È prima l’emozione, che conta ora: un rapporto rapido e tremante, poderoso e oscuro». Giromel, al pari di Arcangeli, vuole recuperare e rivalutare un dialogo di romantica memoria tra coscienza e mondo, in un processo in cui la natura non è più distante e riprodotta tramite complicati artifici e forzature prospettiche, ma è una natura partecipe e vissuta in modo diretto e spontaneo.

Elena Gollini Dott.essa