Critiche Artistiche

"Sinfonie Cromatiche" Ombretta Frezza

sinfonie cromatiche

Personale con scultrice Betty Gobbo a Mecenate Tea Lounge Treviso

 

Sinfonie Cromatiche può essere vissuto da ognuno di noi, non come un semplice percorso espositivo bensì come un viaggio di cromie, vibrazioni e variazioni sonore.
Oggi Sergio Giromel, pittore, e Betty Gobbo, scultrice, si svelano e si raccontano attraverso una serie di opere mostrandoci di essere accomunati dalla passione per l’arte, fedele compagna, da loro avvertita come porto sicuro nel quale abbandonarsi trovando riparo durante la tempesta.

“RIFLESSIONI CONTEMPORANEE” Vittorio Sgarbi

“RIFLESSIONI CONTEMPORANEE” Collettiva presso Gispoteca Possagno (TV)

L'illustre struttura istituzionale del Museo Gipsoteca Canova a Possagno è la location designata per accogliere una mostra collettiva con artisti ad alto livello, che si terrà dal 9 maggio al 2 giugno 2015, con la direzione organizzativa del manager produttore di grandi eventi Salvo Nugnes, presidente dell'associazione "Spoleto Arte". All'evento inaugurale, previsto in data sabato 9 maggio alle ore 18.30, è prevista la presenza d'eccezione del professor Vittorio Sgarbi, designato ambasciatore dell'Expo. L'affermato pittore Sergio Giromel rientra nell'esclusivo novero dei nomi di spicco selezionati per l'importante iniziativa espositiva. 

"Collegamenti sensibili" di Francesca Cursi

francesca cursi mostra moretti E’ da poco tempo che i nostri televisori hanno subito un “trauma”, ma con la garanzia di visioni migliori e più definite. Ancora l’emissione non ha raggiunto il top o meglio la perfezione, per cui assistiamo spesso alla frammentazione delle immagini come avveniva in un dvd rovinato, offrendo però ai nostri occhi delle suggestioni particolari e a volte apprezzabili, ma poco gradite da molti se non si coglie l’occasionalità e non si gusta la precarietà dell’immagine che invece ci aiuta a sintonizzarci in onde sensibili come deve avvenire per interpretare la creatività artistica e le sue forme di ricerca che erano già state anticipate dall’Arte del 900.

"I colori dell’anima" Lorena Gava

lorena gava

Retrospettiva, Fiera di Longarone

Il nucleo di opere scelte per questa retrospettiva evidenzia in modo chiaro l’evoluzione pittorica di Sergio Giromel. Gli anni Ottanta documentano un interesse mimetico e naturalistico legato ad una descrizione oggettiva del paesaggio, in modo particolare di quello vissuto e sperimentato quotidianamente.

Milano Art Gallery con Dalila Di Lazzaro

modella

In mostra la varietà artistica di Sergio Giromel con Dalila Di Lazzaro

Grande attesa per la mostra collettiva "Impressioni d'artista" allestita presso lo spazio artistico della "Milano Art Gallery" in via Alessi 11, e che aprirà i battenti Sabato 7 Marzo alle ore 18.00. L’evento, organizzato dal manager della cultura Salvo Nugnes, presidente dell'associazione "Spoleto Arte" farà da cornice artistica ad un'importante conferenza su "Il dolore e la speranza" con espositrice la carismatica attrice e scrittrice Dalila Di Lazzaro.Tra gli artisti in risalto si inserisce anche il variegato Sergio Giromel, con opere di istantaneo magnetismo emozionale. Sergio Giromel è inoltre partecipe della mostra collettiva che si svolgerà dal 9 Maggio al 2 Giugno presso Museo Gipsoteca Canova e che vedrà come ospite eccezionale il professore Vittorio Sgarbi.

"Senti il Piave nei paesaggi e nei soggetti di natura" Vittorio Sgarbi

sgarbi arte vittorio sgarbi 2012 SGARBI VILLA BENZI CAERANO 1 Critiche Artistiche

Critica a cura di Vittorio Sbarbi

Un Piave che corrisponde a un preciso luogo geografico, fra il fiume e il verde Montello, teatro di eroiche imprese nella Prima Guerra Mondiale, a un’area circostante, e con essi a un’umanità particolare, alla specifica civiltà che ne è stata generata, nel passato e nel presente. Un Piave dai sapori intensi, eterni, familiari per chiunque abbia avuto a che fare con quell’habitat, di cui avverti l’aria umida e frizzante anche quando non lo vedi, i rumori acquatici, intervallati da profondi silenzi, anche quando non lo senti.

"Nel colore l’anima della natura" Gabriella Niero

2011 208 EMOZIONI VIBRANTI 80X70 Critiche Artistiche VERSO_SERA Nudi sensuali nella penombra, nature morte dai profili compatti disposte con rigore e simmetria. E poi paesaggi, tanti, avvolti da un’atmosfera del tutto singolare, vedute dal lirismo antico, solenni, misteriose rappresentazioni raccolte nell’essenza della forma plastica, geometrie in equilibrio nel tempo, memorie viste da più prospettive.

PRISM Fatti e notizie dal mondo OSRAM di Carlotta Abate

osram arte Nato nel 1952 ad Arcade, vicino Treviso, Sergio Giromel ha scoperto la sua passione per l’arte fin da bambino. Dopo aver frequentato scuole di indirizzo tecnico, Giromel è entrato in Osram nel 1969, nello stabilimento di Treviso, come disegnatore tecnico. Il suo lavoro è quello di disegnare macchine per assemblaggio. Anche l’arte però esercitava il suo richiamo, così alla fine degli anni ’70 Giromel decise di prendere parte ad un premio artistico.

"Dalla rigorosità della linea alla speranza del colore" di Giorgio Pilla

giorgio pilla

Dalla collettiva Arte Primavera San Vidal

Per meglio individuare la personalità di SERGIO GIROMEL vorrei iniziare questo viaggio, all'interno del suo mondo, dal nucleo centrale della sua produzione di Artista alla ricerca di sollievo dell'anima nelle labili tracce di una calligrafia, che scorre sulla tela priva di ansie esistenziali, tra la quale esonda un colore ora trepido, altrove marcato da sentimenti più profondi che sgorgano in libertà. Annunciando talvolta i tiepidi venti della primavera, oppure le gelide folate invernali sul Montello coperto di neve. Sempre il pittore rapporta il proprio sentire all'attimo fuggente in cui cogliere una parentesi naturalistica ricca di sfumature e messaggi sublimali che Egli sa avvertire e fare propri.

Testo Critico a cura della Dott.ssa Elena Gollini

elena gollini

Carattere poliedrico di Sergio Giromel

Il carattere poliedrico della produzione di Sergio Giromel coniuga nel processo creativo una connotazione distintiva di tipo trans-pittorica, scaturita dall’intreccio e dalla commistione tra figurazione e astrazione, narrazione e ornamentazione. La costruzione compositiva viene inglobata nella compagine di matrice naturalista e paesaggista che lo avvicina all’illustre tradizione del paesaggismo veneto, per le immagini rievocate appartenenti al territorio nativo d’origine, rielaborate e proposte in versione personalizzata. L’elemento indistinto codificato inserito nel linguaggio di Giromel consiste nella figurazione che sfuma verso l’astrazione e definisce sulla superficie pittorica degli aspetti di prospettiva panoramica, in cui prevale l’intreccio e l’interazione delle componenti strutturali, all’insegna di un equilibrio stilistico sorretto da una vena di sentimentale lirismo poetico. Per lui il movimento fluido e armonioso delle forme e delle dinamiche declinazioni e degradazioni delle sfumature cromatiche lasciate libere di espandersi e diluirsi in variopinti scenari di coreografico effetto visivo, determina la qualità costitutiva fondante e sostanziale dell’arte: quella di rivolgersi verso un universo preesistente di immagini, credenze, ideologie, proiezioni interiori e, al contempo, di incunearle e canalizzarle dentro la forza centrifuga di un linguaggio simbolico innovativo.

“Omaggio alla Memoria di Sergio” Francesca Cursi

 Treviso IT

2018

jun 18

Omaggio alla memoria, ricordo incantato perché solo oggi, dopo una catalogazione attenta di tutte le opere, realizzata dalla cara moglie Graziella Buso, Sergio Giromel appare nella sua totalità stilistica che ha toccato temi e tecniche molteplici nell’ accurato perfezionismo che lo distingueva e nella gioia di cercare un modo proprio e personale di dialogare con l’arte.
Ciò che emerge in modo commovente e direi esemplare è che attraverso queste elaborazioni così ampie per argomenti e soluzioni la sua presenza si impone come garanzia di immortalità.
Infatti non ci bastano queste opere esposte per capirne lo spessore, ma senz’altro il suo itinerario di vita è stato ricco e complesso.
Dire “grazie” è dir poco perché attraverso la presenza dei suoi lavori possiamo ancora incontrarlo ed essergli vicini.

“Sinfonie Cromatiche” Ombretta Frezza

Treviso IT

2017

apr 01

Sinfonie Cromatiche può essere vissuto da ognuno di noi, non come un semplice percorso espositivo bensì come un viaggio di cromie, vibrazioni e variazioni sonore.
Oggi Sergio Giromel, pittore, e Betty Gobbo, scultrice, si svelano e si raccontano attraverso una serie di opere mostrandoci di essere accomunati dalla passione per l’arte, fedele compagna, da loro avvertita come porto sicuro nel quale abbandonarsi trovando riparo durante la tempesta.
Sergio Giromel, del quale proprio ieri, 31 Marzo, ricorreva il secondo anniversario della sua prematura scomparsa, e Betty Gobbo, pur apparentemente diversi, sono legati l’uno all’altra, da un fil rouge che unisce le loro esperienze artistiche nonché di vita: il dolore, la malattia ma soprattutto il concepire l’arte come terapia, come mezzo per riuscire a star bene e a far star bene.
Betty mi ha raccontato che non voleva esporre perché temeva che tutto si limitasse ad una carrellata di opere messe lì, finalizzate a se stesse, poi tutto cambia quando incontra Graziella Buso, la moglie di Sergio, che la aiuta a comprendere come un artista è davvero tale, solamente quando la sua arte ne svela totalmente l’anima, arrivando a condividerla con gli altri.
Betty, così, si convince e accetta di raccontarsi insieme a Sergio e ai suoi dipinti.
Pittura e scultura dialogano tra loro abbattendo ogni confine di separazione tra vita e morte, passato e presente, spazio e tempo.
Le tele di Sergio Giromel sono un trionfo di luce e colore, sinfonia che celebra il canto della vita e della speranza, le sculture di Betty ci mostrano il bisogno di andare oltre il dolore, abbracciando la la volontà di rinascere dopo essere stata al centro della sofferenza.
I paesaggi di Sergio Giromel, colonna portante della sua produzione artistica, sono una dichiarazione d’amore nei confronti della vita e di ciò che essa, nell’andare degli anni, gli ha donato.
Il fiume, la Piave, luogo della memoria, al quale si sente profondamente legato, lo porta a ricercare una fusione panica dannunziana con la natura che lo circonda.
Le opere sono stare realizzate poco prima della morte e colpiscono per una cromia chiara che mette in scena cieli percorsi da nubi soffici che si rincorrono e giocano a nascondino con il sole: cielo, terra e acqua che danzando nello spazio pittorico, leggiadre come ballerine.
Paesaggio colto nell’andare delle singole stagioni, di un tempo che si vorrebbe trattenere a sé, ma la vita scivola via dalle sue mani, come la sabbia di una clessidra, mostrandoci la sua caducità, il suo andare inesorabile verso l’oscurità.
Però Sergio in queste tele c’è ancora, è qui presente, non è un andare senza ritorno, lui, oggi, infatti, ci sta parlando, raccontandosi.
Lo fa con sguardo impressionista, spingendosi sempre più, verso un’astrazione di forme, dove il colore, attore protagonista, si fa voce narrante, guidandoci, come un Virgilio dantesco all’interno di questo percorso.
Si svela attraverso linee che si susseguono le une alle altre, dando vita a ritmate geometrie cromatiche.
Paesaggi che riuniscono la tradizione pittorica veneta ed echi cezanniani, il giapponismo e Gauguin, che si muove costantemente alla ricerca di una sintesi tra forma e colore.
Colore che si muove in bilico tra accordi e disaccordi tonali dando voce ad alberi che si muovono come sinuose linee arabescate, le cui radici giocano con le fronde, unendo ancora una volta cielo e terra, giungendo ad una verticalità che rimanda alla ricerca di un Infinito, di una spiritualità, di un qualcosa di più alto al quale ognuno di noi tende, per cercare conforto ma che percepiamo, in quanto esseri contingenti, incomprensibile e misterioso.
Colpiscono le notti di luna piena, non avvertite come presagio di morte e oscurità ma come attimo della giornata, nel quale tutte le ansie si placano, dove il silenzio ci mette porta a metterci in ascolto di noi stessi, in una leopardiana attesa del domani, caricando il nostro cuore di speranze, aspettative, di una rinnovato bisogno di credere ancora nel domani, in ciò che sarà e in ciò che saprà darci come un dono unico e prezioso.
Scorci della nostra Treviso, animata dal vivace vociare delle ciacole in Piazza dei Signori in una giornata di primavera.
Ci sembra di avvertire il brusio delle voci che si disperdono nell’aria, i rintocchi del campanone della Piazza che segna le ore, le grida dei bimbi che giocano a rincorrere i colombi.
Treviso che appare nelle sue tele come una festa alla quale ognuno di noi è invitato, una festa che canta la vita, celebrando l’amore nei confronti di una città della quale fissa le sue bellezze nella tela, rendendola immortale, come uno scatto fotografico che congela l’istante e lo trasmette ai posteri come documento storico.
Le tele di Sergio sono, quindi, un richiamo continuo e costante alla vita, la sua pittura è stata un faro che ha illuminato, giorno dopo giorno, il suo percorso di malattia e sofferenza, dalle quali però lui non si è lasciato sopraffare, facendo sì che, anche nel momento della notte più buia, lui potesse scorgere una luce, un bagliore che lo tenesse saldamente legato alla sua vita, a ciò che era prima della malattia.
Betty Gobbo concepisce il percorso come un movimento ascensionale: dall’arrivo del dolore, alla sua rielaborazione alla ripartenza verso una nuova esistenza rinnovata.
Alcune opere ci mostrano come l’arrivo del dolore, la scoperta di quel qualcosa che cambia inesorabilmente il nostro modo di vivere quotidiano, facendo morire ciò che eravamo sino a quel momento, provoca in noi un senso di disorientamento, di smarrimento, come un naufrago che si ritrova nel bel mezzo di un mare in burrasca e cerca una zattera alla quale aggrapparsi per non soccombere e annegare.
L’opera Piano B ci mostra come noi ci fermiamo, blocchiamo, per cercare di capire come reagire al dolore, analizzando la situazione, cercando di non farci risucchiare dal baratro.
Ed è proprio lì che ognuno di noi, nella confusione cerca il “suo piano B” , l’alternativa, la soluzione per reagire e riprendere il proprio cammino.
Gli angeli di Betty rappresentano la nostra ancora di salvezza, tutte quelle persone che ci stanno accanto, impedendo di lasciarci andare al completo annullamento di noi stessi, afferrandoci per un braccio e sollevandoci da terra, per aiutarci ad andare al di là del buio.
Non sono persone a caso, ma angeli dice Betty, persone che ci sono state messe accanto come un dono prezioso.
Si giunge, così, alla disgregazione del dolore quando cominciamo a distaccarci da tutto ciò che ci fa star male: rappresenta figure che perdono i loro arti, percepiti da Betty come limiti, sacrificando la fisionomia perché ciò che conta realmente è la nostra essenza più profonda, l’essere invece dell’apparire, ciò che siamo diventati dopo un cammino in salita.
La sofferenza ci cambia, ci trasforma e da crisalidi diventiamo farfalle pronte a volare verso un cielo primaverile scevro di nubi.
Le sue sculture, quindi, tendono alla verticalità, perché cercano qualcosa di più alto rispetto all’effimero che contraddistingue l’esistenza di molti.
Le sue sculture non seguono canoni di bellezza o regole accademiche perché devono essere immediate, spontanee, reali, come lo siamo noi nel nostro percorso quotidiano, sia nei momenti di luce sia in quelli di ombra.
Betty si racconta nella sua storia di donna amata, alla quale la vita ha portato via troppo presto l’amore della sua vita per una malattia.
In realtà avverte che lui non l’ha davvero lasciata, perché il loro amore continua in un afflato di vita che si esplica in una “ corrispondenza d’amorosi sensi” : lui, infatti, continua ad esserle vicino trovandosi in un’altra dimensione, al di là di tutto e tutti.
Così guarda alle nuvole, dove lei scorge la presenza del marito come Graziella quella di Sergio, guarda il loro movimento circolare come circolare è questo percorso perché dal dolore più profondo si arriva alla sua consapevolezza, conoscendolo, toccandolo, arrivando a corteggiarlo, per poi sconfiggerlo e da lì rialzarsi per una nuova tappa del nostro viaggio.
Chi soffre arriva alla rinascita più vera, dopo l’inverno torna a fiorire come alberi in primavera, tendendo i propri rami verso il sole, cercando il suo abbraccio, il suo calore, la sua luce per diventare frutto nella stagione estiva.
La ferita si rimargina e ne resterà la cicatrice a ricordare ciò che è stato, a mostrarci che in realtà anche la notte più cupa e tenebrosa può essere vinta dalla luce che irradia vita e speranza, che arriva a rimarginare le ferite, lasciando cicatrici nell’anima, che come segni indelebili, serviranno a ricordarci quel tratto del nostro viaggio più importante.
.Betty e Sergio si ricongiungono, così, in un cammino che è vibrazione di suoni, di anime: Sergio , infatti, continua a vivere grazie a Graziella che si è fatta testimone della sua opere e continua a farle conoscere in occasione di diverse esposizioni.
Nella musicalità Betty esplicita questo sentimento perché nel suo musicista, l’archetto si stacca dal violino ma la vibrazione sonora continua espandendosi nello spazio
Arte che è intesa, così, come musica di vita, spingendoci oltre ogni limite, ogni nostro ragionevole dubbio e incertezza, mostrandoci come l’amore quello più vero e autentico non finisce neppure dinnanzi alla morte, trasformandosi in una nuova condizione di essere e abbracciando totalmente quel moto dei latini “ Amor omnia vicit”.

“Rifelssioni Contemporanee” Vittorio Sgarbi

        Possagno, TV  IT

2015

MAY 15

L’illustre struttura istituzionale del Museo Gipsoteca Canova a Possagno è la location designata per accogliere una mostra collettiva con artisti ad alto livello, che si terrà dal 9 maggio al 2 giugno 2015, con la direzione organizzativa del manager produttore di grandi eventi Salvo Nugnes, presidente dell’associazione “Spoleto Arte”. All’evento inaugurale, previsto in data sabato 9 maggio alle ore 18.30, è prevista la presenza d’eccezione del professor Vittorio Sgarbi, designato ambasciatore dell’Expo. L’affermato pittore Sergio Giromel rientra nell’esclusivo novero dei nomi di spicco selezionati per l’importante iniziativa espositiva. 
 Tra le significative riflessioni espresse per commentare lo stile caratteristico e distintivo, che lo contraddistingue è stato dichiarato “Giromel ha acquisito la piena coscienza dell’uomo moderno e dell’artista contemporaneo, di essere egli stesso artefice e portavoce di una nuova realtà linguistica, da divulgare. Emerge il desiderio di lasciare ai fruitori un segno concreto e tangibile del suo operato, fondendo il microcosmo dell’opera al macrocosmo universale del creato e offrendo una visione ideale e idealizzata, avvolta da una cornice senza tempo e custodita dentro un’atmosfera ovattata e protetta. I lavori possiedono un’identità precisa e definita nel segno unificante del paesaggio e in un confronto continuo e coinvolgente con la natura. Le raffigurazioni denotano il sapiente uso delle scansioni coloristiche, la consolidata capacità di strutturare l’insieme mediante giochi chiaroscurali e la piena padronanza del vibrato luminoso con la luce, che si innerva e compenetra la materia, ravvivandola e vivificandola”.

Sgarbi su di lui ha commentato “La pittura è lo strumento di conoscenza con cui Giromel converte la natura da lui percepita e meditata, troppo vasta e complicata per poter essere spiegata, nella prosa di un discorso verbale, nella sintesi dell’astratto lirico, il campione a cui intuitivamente riconosce la possibilità di poter rendere il senso del tutto, diventando il suo correlativo estetico. È un cezanniano viscerale, talmente interiorizzato da non distinguere più l’esempio del maestro da se stesso. Ma, accanto al Post-Impressionismo, accanto a un Naturalismo francese a cui Nicolas De Staël fornisce il punto di massimo avvicinamento all’astrazione, accanto dunque a una pittura interpretata come visione dell’apparente, mantiene il saldo rapporto anche con una tradizione italiana, che riconosce al disegno la facoltà di estraniare l’oggetto dalla realtà che dovrebbe rappresentare. Per Giromel il Piave corrisponde a un preciso luogo geografico dai sapori intensi, eterni, familiari, per chiunque abbia avuto a che fare con quell’habitat, di cui avverti l’aria umida e frizzante anche quando non lo vedi, i rumori acquatici intervallati da profondi silenzi, anche quando non lo senti”.

Milano Art Gallery Dalila Di Lazzaro

Milan IT

2015

mAR 07

Grande attesa per la mostra collettiva “Impressioni d’artista” allestita presso lo spazio artistico della “Milano Art Gallery” in via Alessi 11, e che aprirà i battenti Sabato 7 Marzo alle ore 18.00. L’evento, organizzato dal manager della cultura Salvo Nugnes, presidente dell’associazione “Spoleto Arte” farà da cornice artistica ad un’importante conferenza su “Il dolore e la speranza” con espositrice la carismatica attrice e scrittrice Dalila Di Lazzaro.Tra gli artisti in risalto si inserisce anche il variegato Sergio Giromel, con opere di istantaneo magnetismo emozionale. Sergio Giromel è inoltre partecipe della mostra collettiva che si svolgerà dal 9 Maggio al 2 Giugno presso Museo Gipsoteca Canova e che vedrà come ospite eccezionale il professore Vittorio Sgarbi.

È stato detto sull’artista: “Con le opere di Sergio Giromel assistiamo alla sospensione del tempo perché affrontiamo mondi lavorati ad olio su tela, telai e tavole, veri occhi interni dove esplodono colori e luci di una descrittività imperiosa, come una liberazione di sintesi quotidiane tra sguardo e realtà esterne, filtrate nella propria condizione interiore. E’ proprio in questa ricerca di sintesi che necessitano e nascono collegamenti che si impongono tra architetture, figure e paesaggi ed ogni tema ha la sua voce e le caratteristiche di grandi vitalità. Certi particolari sottolineati diventano momenti simbolici, quasi scenografie sovrapposte di palchi teatrali di una Venezia più sognata e inventata che reale, ma proprio perché magica grazie alle architetture sovrapposte e differenti, sollecita queste riflessioni pittoriche. Il colore è pieno, arricchito dalla foglia d’oro che riflette e rifrange i raggi del sole e rende calda l’immagine. Nelle opere con figure femminili rientrano soluzioni tendenti alla classicità, imposte dal tema, senza voli ed astrazioni, ma meditate e risolte nella veridicità .C’è un desiderio di produrre forme rispettose della forza positiva del corpo. Le scelte pittoriche di soluzioni paesaggistiche sfruttano per Sergio Giromel la ricchezza compositiva e la volontà di creare rimandi e suggestioni, puntando sulla forza dei colori caldi e freddi e sulla rottura dei canoni tradizionali per inventare spaccature e aperture che segnano nuovi mondi immaginari e fantastici che ci portano dentro e aldilà in una metafisica ricerca di possibili realtà, quasi assistessimo già ad un frammento vitale e ne cogliessimo i collegamenti tra varie espressioni, ma in un ruolo di forte sensibilità produttiva”.

Testo Critico a cura della Dott.ssa Elena Gollini

Treviso IT

2017

apr 01

“I colori dell’anima” Lorena Gava

Retrospective,

        Longarone BL  IT

2017

MAR 11

Il nucleo di opere scelte per questa retrospettiva evidenzia in modo chiaro l’evoluzione pittorica di Sergio Giromel. Gli anni Ottanta documentano un interesse mimetico e naturalistico legato ad una descrizione oggettiva del paesaggio, in modo particolare di quello vissuto e sperimentato quotidianamente.


Di grande suggestione “La strada per Fassa”, opera evocativa, nutrita di accenti metafisici e caratterizzata dall’uso di una tavolozza cromatica chiara, innervata di tonalità soffuse, luminose, declinate, quasi, verso un chiarismo di matrice lombarda e primo novecentesca. Efficaci i richiami anche a certa metafisica, rivolta ad annunciare un invisibile, a suggerire “presenze” non dichiarate ma percepibili nell’atmosfera di attesa che avvolge le forme compatte e solide.
E’ del 1990 l’opera “Melo in fiore”, paradigmatica nella sua semplicità ed essenzialità dell’evoluzione stilistica e tematica futura, catalizzata infatti intorno al tema dell’albero . Concepito come “asse del mondo”, come collegamento tra terra e cielo, durante gli anni Novanta, l’albero diventa il centro di una riflessione poetica e cromatica rivolta a forme geometriche. La visione amata del Montello, subisce un progressivo processo di astrazione, le zone ampie di paesaggio e di terra si aprono verso soluzioni cezanniane dilatate in cui trionfa la bidimensionalità, la disposizione paratattica degli elementi compositivi.
Alla tridimensionalità, Sergio Giromel preferisce la sequenza lineare e ordinata di case, alberi, fiumi e greti sassosi. Prende sempre più corpo la “sua” idea di paesaggio che trova nel Piave e nell’ambiente circostante, una zona d’elezione, un luogo di indagine conoscitiva e di elaborazione formale. Nascono quadri coloratissimi, saturi di luce e di pigmenti, un autentico trionfo di luce, di primavera e di estate. Ai mandorli in fiore si succedono gli esplosivi campi di colza e di papaveri che gli anni Duemila documentano in esiti inebrianti e magnetici. Non mancano le porzioni estese di cieli attraversati da cumuli e cirri, quasi un omaggio alle visioni en plein air care a Monet. Talvolta alla geometria imperante, alla scomposizione e frammentazione post-cubista, l’artista sembra preferire l’immagine “ classica” e oggettiva ma si tratta sempre di “ritorni” vagheggiati perché poi riappare, lucida e forte la vocazione alla composizione razionale, attraversata da un disegno puntuale e ordinato, da un orizzonte di montagne e di pianure rigorosamente delimitato.
La ricerca di Sergio Giromel ha interessato anche altri soggetti, quali le nature morte e lo studio di figure. Nelle prime, l’artista ha prediletto strutture compatte in cui emergono oggetti ben identificati nei perimetri cromatici e con un gioco di ruoli attento e ben orchestrato, nello studio di figura, fa emergere, principalmente, l’immagine di una donna dai tratti esotici, bella nel modellato e tutta raccolta nell’aura sognante che ne accarezza i pensieri e lo sguardo. Non possiamo però dimenticare l’attenzione che Sergio ha rivolto per anni alla città di Venezia e alle sue splendide architetture che ha reso attraverso immagini realistiche e sognanti, veritiere e surreali. Di Venezia ha saputo cogliere l’anima bizantina e impalpabile, leggera e dorata, ma nello stesso tempo il carattere fiero e robusto proprio dell’antica, Serenissima, Repubblica. Questa prima, importante retrospettiva a quasi due anni dalla scomparsa, suggella tutta la passione e l’indomita volontà creativa di uno sguardo, quello di Sergio, sempre rivolto alla traduzione grafica e coloristica, a catturare l’ultimo raggio di sole per renderlo materia viva nelle opere che ora continuano ad affascinare e commuovere.

Il nucleo di opere scelte per questa retrospettiva evidenzia in modo chiaro l’evoluzione pittorica di Sergio Giromel. Gli anni Ottanta documentano un interesse mimetico e naturalistico legato ad una descrizione oggettiva del paesaggio, in modo particolare di quello vissuto e sperimentato quotidianamente.

“Tra colore e memoria”
Gabriella Niero

Venice IT

2012

JUN 25

La forma armoniosa dell’albero si staglia grandiosa in primo piano. Il colore del tronco e della chioma lussureggiante si rapprende in un blu intenso oppure divampa in un arancione pieno di luce. Oltre il profilo arboreo si intravedono orizzonti stratificati, case dalle geometrie austere, cieli tersi che allungano lo spazio, sottili strati tonali che si tramutano di volta in volta in estensioni collinari e rive fluviali. Il tempo della memoria legata ai luoghi è protagonista e per Sergio Giromel definisce l’anima di ogni dipinto.

I temi legati al paesaggio, alla natura morta, alla figura o alla “malinconica” Venezia sgorgano da un diario di ricordi che l’autore rivisita con uno stile tutto personale. La grafia è figurativa, ancorata cioè a una struttura riconoscibile , identificabile nei particolari, quindi legata a soluzioni tradizionali; contemporanea invece la ricomposizione equilibrata della forma che consiste in un continuo divenire dell’immagine quasi a creare una verità della natura che muta aspetto seguendo l’impulso emotivo di Giromel. Il prisma dei colori, accesi e raffinati, contribuisce a tradurre di continuo le variabili ritmiche dei toni. Si parla infatti di pittura dell’anima cioè di una creatività che nasce dal profondo e man mano si dipana nella sintesi della geometria e nella vivida tavolozza al fine di rendere un contenuto poetico e musicale che si fa vivace nei paesaggi, più melodico nelle nature morte e negli scorci di palazzi veneziani.
La gestualità del segno, calibrato dalla formazione grafica di Giromel, segue e si adatta alle forme, sinuoso ed accattivante nei paesaggi e nelle figure; geometrico e strutturato nelle nature morte e nei prospetti di Venezia in sintonia quindi con la percezione emotiva di quel preciso momento che si fa relazione intercorrente tra i soggetti e lo spazio che il pittore traduce con un bidimensionalità di influsso simbolico e di conseguenza con una prospettiva ribaltata in primo piano. Non si tralascia mai, ovviamente il riferimento culturale della tradizione, gli echi di un colorismo veneto vibrante di luce, le atmosfere di un naturalismo “primitivo” e sognante, la ricchezza di una narrazione che espande verso l’osservatore con garbo e con una sensibile fantasia. Sergio Giromel è dunque un artista di oggi che traduce con maestria gli echi di un linguaggio figurativo in continua evoluzione.

“Collegamenti sensibili” di Francesca Cursi

Treviso IT

2011

MAR 27

E’ da poco tempo che i nostri televisori hanno subito un “trauma”, ma con la garanzia di visioni migliori e più definite.
Ancora l’emissione non ha raggiunto il top o meglio la perfezione, per cui assistiamo spesso alla frammentazione delle immagini come avveniva in un dvd rovinato, offrendo però ai nostri occhi delle suggestioni particolari e a volte apprezzabili, ma poco gradite da molti se non si coglie l’occasionalità e non si gusta la precarietà dell’immagine che invece ci aiuta a sintonizzarci in onde sensibili come deve avvenire per interpretare la creatività artistica e le sue forme di ricerca che erano già state anticipate dall’Arte del 900.


Con le opere di Sergio Giromel assistiamo alla sospensione del tempo perchè affrontiamo mondi lavorati ad olio su tela, telai e tavole,veri occhi interni dove esplodono colori e luci di una descrittività imperiosa, come una liberazione di sintesi quotidiane tra sguardo e realtà esterne, filtrate nella propria condizione interiore. E’ proprio in questa ricerca di sintesi che necessitano e nascono collegamenti che si impongono tra architetture, figure e paesaggi ed ogni tema ha la sua voce e le caratteristiche di grandi vitalità.
Certi particolari sottolineati diventano momenti simbolici, quasi scenografie sovrapposte di palchi teatrali di una Venezia più sognata e inventata che reale, ma proprio perché magica grazie alle architetture sovrapposte e differenti, sollecita queste riflessioni pittoriche.
Il colore è pieno, arricchito dalla foglia d’oro che riflette e rifrange i raggi del sole e rende calda l’immagine.
Nelle opere con figure femminili rientrano soluzioni tendenti alla classicità, imposte dal tema, senza voli ed astrazioni, ma meditate e risolte nella veridicità.
C’è un desiderio di produrre forme rispettose della forza positiva del corpo.
Le scelte pittoriche di soluzioni paesaggistiche sfruttano per Sergio Giromel la ricchezza compositiva e la volontà di creare rimandi e suggestioni, puntando sulla forza dei colori caldi e freddi e sulla rottura dei canoni tradizionali per inventare spaccature e aperture che segnano nuovi mondi immaginari e fantastici che ci portano dentro e aldilà in una metafisica ricerca di possibili realtà, quasi assistessimo già ad un frammento vitale e ne cogliessimo i collegamenti tra varie espressioni, ma in un ruolo di forte sensibilità produttiva.

“Senti il Piave nei paesaggi e nei soggetti di natura” Vittorio Sgarbi

        Vicenza  IT

2011

DIC 12

Un Piave che corrisponde a un preciso luogo geografico, fra il fiume e il verde Montello, teatro di eroiche imprese nella Prima Guerra Mondiale, a un’area circostante, e con essi a un’umanità particolare, alla specifica civiltà che ne è stata generata, nel passato e nel presente.
Un Piave dai sapori intensi, eterni, familiari per chiunque abbia avuto a che fare con quell’habitat, di cui avverti l’aria umida e frizzante anche quando non lo vedi, i rumori acquatici, intervallati da profondi silenzi, anche quando non lo senti.


Capisci, allora, che il Piave di Giromel non è un confine, una soglia di limite, una barriera distintiva fra un mondo e un altro, ma, al contrario, l’espansione in una sfera che concepisce, accanto al fisico, anche la sua accezione immateriale, il metafisico. Capisci che quel Piave non è soltanto un corso esteriore, ma anche interiore, della stessa categoria degli altri luoghi del cuore che ciascuno di noi si porta dentro, e potrebbe benissimo bagnare le rive delle nostre anime, se solo lo volessimo, se permettessimo a Giromel di ascoltarlo e di farci diventare simili a lui, accettando che ci traghetti, come un benevolo Caronte, alla scoperta di un universo tutto da esplorare.
In sostanza, quel Piave è una sensibilità emotiva speciale, un modo di mettersi in relazione con la natura nel tentativo di carpirne lo spirito più autentico, il segreto originario, il meccanismo che tutto determina. La pittura è lo strumento di conoscenza con cui Giromel converte la natura da lui percepita e meditata, troppo vasta e complicata per poter essere spiegata nella prosa di un discorso verbale, nella sintesi dell’estratto lirico, il campione a cui intuitivamente riconosce la possibilità di poter rendere il senso del tutto, diventando il suo correlativo estetico. Non si tratta certo di un’operazione nuova nella storia dell’arte, ed è per questa ragione che Giromel si avvale con profitto di diverse esperienze storiche che lo hanno preceduto, in primo luogo di Cézanne, vero padre dell’arte contemporanea, ricercatore di un ordo supremo in cui natura e vita, soggetto e oggetto, percezione e idea, assoluto e relativo, finiscono per coincidere in una formula espressiva che prevede la scansione dimensionale e cromatica del dato oggettivo, tendente al geometrico e al colore primario, per poi riassemblare ciò che si è scomposto in un unicum, un mondo ricreato nel quale la componente mentale, malgrado gli intenti fortemente intellettualistici dell’autore, non risulta certo meno accentuata di quella sentimentale.
Giromel è un cézanniano viscerale, talmente interiorizzato da non distinguere più l’esempio del maestro da sé stesso, Montello è la sua la Sainte-Victoire. Ma accanto al Post-Impressionismo, accanto a un naturalismo francese a cui Nicolas de Staël, certamente studiato dal nostro, fornisce il punto di massimo avvicinamento all’astrazione, accanto, dunque, a una pittura interpretata come visione dell’apparente, Giromel mantiene saldo il rapporto anche con una tradizione italiana che riconosce al disegno la facoltà di estraniare l’oggetto dalla realtà che dovrebbe rappresentare, secondo un percorso che da Casorati potrebbe giungere fino al Gentilini delle “cattedrali” stilizzate, per non dire di un modo specificatamente veneto di confrontarsi con gli umori di natura, da Francesco Guardi a Favretto, dai Ciardi a Nono, da Fragiacomo al Tito meno pompier.
Finché non saremo in grado di dare risposte certe ed esaurienti alle sue domande, Giromel avrà tutto il diritto di chiedere al suo Piave di esondare dal recinto del personale per diventare il centro dell’universo. E di farcelo diventare il nostro Piave, il nostro fiume, la nostra natura.

"venezie"
Giorgio Pilla

Venice IT

2011

apr 11

Sergio Giromel pittore veneziano, anche se lui è nato a qualche chilometro dal ponte della Libertà, ma io lo chiamo veneziano perché della nostra pittura ha assaporato il piacere del colore e l’ intelligenza del segno.
Oggi ha quasi voluto farci un omaggio portando quattro tele tutte realizzate sul tema della nostra città lagunare; uno scorcio con le case normali, popolari, un palazzo sul Canal Grande, un altro palazzo, ed infine la nostra grande amata Basilica di San Marco.


Come si vede, non è la solita visione veneziana impressionista o espressionista dove Venezia appare nel suo essere quasi reale, ma una visione vista con l’emozione dell’architetto, sovrapponendo con notevole tecnica grafica stili urbanistici diversi, a significare l’ avvento storico di una città cresciuta nel tempo su se stessa, sulle proprie emozioni strutturali.
Ne è l’esempio la splendida vista della Basilica marciana in cui i marmi ed i mosaici si staccano dal tempo per divenire sogni.
L’ uso del colore è appropriato e molto delicato, l’ impiego della foglia d’ oro permette, in questi lavori, di trasformare le immagini in un sogno come in una funzione onirica e di immagine spiritualizzata resa con estrema finezza. Fa si che Venezia ritorni ai fasti del gentile Bellini del Giorgione e del Tiziano, quando i palazzi erano colorati, d’ orati e perfino i camini mosaicati.

Rassegna galleria “LA Roggia” Silvana Bolzan

Treviso ITA

1989

gen 25

La forma armoniosa dell’albero si staglia grandiosa in primo piano. Il colore del tronco e della chioma lussureggiante si rapprende in un blu intenso oppure divampa in un arancione pieno di luce. Oltre il profilo arboreo si intravedono orizzonti stratificati, case dalle geometrie austere, cieli tersi che allungano lo spazio, sottili strati tonali che si tramutano di volta in volta in estensioni collinari e rive fluviali. Il tempo della memoria legata ai luoghi è protagonista e per Sergio Giromel definisce l’anima di ogni dipinto.

I temi legati al paesaggio, alla natura morta, alla figura o alla “malinconica” Venezia sgorgano da un diario di ricordi che l’autore rivisita con uno stile tutto personale. La grafia è figurativa, ancorata cioè a una struttura riconoscibile , identificabile nei particolari, quindi legata a soluzioni tradizionali; contemporanea invece la ricomposizione equilibrata della forma che consiste in un continuo divenire dell’immagine quasi a creare una verità della natura che muta aspetto seguendo l’impulso emotivo di Giromel. Il prisma dei colori, accesi e raffinati, contribuisce a tradurre di continuo le variabili ritmiche dei toni. Si parla infatti di pittura dell’anima cioè di una creatività che nasce dal profondo e man mano si dipana nella sintesi della geometria e nella vivida tavolozza al fine di rendere un contenuto poetico e musicale che si fa vivace nei paesaggi, più melodico nelle nature morte e negli scorci di palazzi veneziani.
La gestualità del segno, calibrato dalla formazione grafica di Giromel, segue e si adatta alle forme, sinuoso ed accattivante nei paesaggi e nelle figure; geometrico e strutturato nelle nature morte e nei prospetti di Venezia in sintonia quindi con la percezione emotiva di quel preciso momento che si fa relazione intercorrente tra i soggetti e lo spazio che il pittore traduce con un bidimensionalità di influsso simbolico e di conseguenza con una prospettiva ribaltata in primo piano. Non si tralascia mai, ovviamente il riferimento culturale della tradizione, gli echi di un colorismo veneto vibrante di luce, le atmosfere di un naturalismo “primitivo” e sognante, la ricchezza di una narrazione che espande verso l’osservatore con garbo e con una sensibile fantasia. Sergio Giromel è dunque un artista di oggi che traduce con maestria gli echi di un linguaggio figurativo in continua evoluzione.