“I colori dell’anima” Lorena Gava

11 Marzo 2017 0 di sergiogiromel
lorena gava

Retrospettiva, Fiera di Longarone

Il nucleo di opere scelte per questa retrospettiva evidenzia in modo chiaro l’evoluzione pittorica di Sergio Giromel. Gli anni Ottanta documentano un interesse mimetico e naturalistico legato ad una descrizione oggettiva del paesaggio, in modo particolare di quello vissuto e sperimentato quotidianamente.


Di grande suggestione “La strada per Fassa”, opera evocativa, nutrita di accenti metafisici e caratterizzata dall’uso di una tavolozza cromatica chiara, innervata di tonalità soffuse, luminose, declinate, quasi, verso un chiarismo di matrice lombarda e primo novecentesca. Efficaci i richiami anche a certa metafisica, rivolta ad annunciare un invisibile, a suggerire “presenze” non dichiarate ma percepibili nell’atmosfera di attesa che avvolge le forme compatte e solide.
E’ del 1990 l’opera “Melo in fiore”, paradigmatica nella sua semplicità ed essenzialità dell’evoluzione stilistica e tematica futura, catalizzata infatti intorno al tema dell’albero . Concepito come “asse del mondo”, come collegamento tra terra e cielo, durante gli anni Novanta, l’albero diventa il centro di una riflessione poetica e cromatica rivolta a forme geometriche. La visione amata del Montello, subisce un progressivo processo di astrazione, le zone ampie di paesaggio e di terra si aprono verso soluzioni cezanniane dilatate in cui trionfa la bidimensionalità, la disposizione paratattica degli elementi compositivi.
Alla tridimensionalità, Sergio Giromel preferisce la sequenza lineare e ordinata di case, alberi, fiumi e greti sassosi. Prende sempre più corpo la “sua” idea di paesaggio che trova nel Piave e nell’ambiente circostante, una zona d’elezione, un luogo di indagine conoscitiva e di elaborazione formale. Nascono quadri coloratissimi, saturi di luce e di pigmenti, un autentico trionfo di luce, di primavera e di estate. Ai mandorli in fiore si succedono gli esplosivi campi di colza e di papaveri che gli anni Duemila documentano in esiti inebrianti e magnetici. Non mancano le porzioni estese di cieli attraversati da cumuli e cirri, quasi un omaggio alle visioni en plein air care a Monet. Talvolta alla geometria imperante, alla scomposizione e frammentazione post-cubista, l’artista sembra preferire l’immagine “ classica” e oggettiva ma si tratta sempre di “ritorni” vagheggiati perché poi riappare, lucida e forte la vocazione alla composizione razionale, attraversata da un disegno puntuale e ordinato, da un orizzonte di montagne e di pianure rigorosamente delimitato.
La ricerca di Sergio Giromel ha interessato anche altri soggetti, quali le nature morte e lo studio di figure. Nelle prime, l’artista ha prediletto strutture compatte in cui emergono oggetti ben identificati nei perimetri cromatici e con un gioco di ruoli attento e ben orchestrato, nello studio di figura, fa emergere, principalmente, l’immagine di una donna dai tratti esotici, bella nel modellato e tutta raccolta nell’aura sognante che ne accarezza i pensieri e lo sguardo. Non possiamo però dimenticare l’attenzione che Sergio ha rivolto per anni alla città di Venezia e alle sue splendide architetture che ha reso attraverso immagini realistiche e sognanti, veritiere e surreali. Di Venezia ha saputo cogliere l’anima bizantina e impalpabile, leggera e dorata, ma nello stesso tempo il carattere fiero e robusto proprio dell’antica, Serenissima, Repubblica. Questa prima, importante retrospettiva a quasi due anni dalla scomparsa, suggella tutta la passione e l’indomita volontà creativa di uno sguardo, quello di Sergio, sempre rivolto alla traduzione grafica e coloristica, a catturare l’ultimo raggio di sole per renderlo materia viva nelle opere che ora continuano ad affascinare e commuovere.

Il nucleo di opere scelte per questa retrospettiva evidenzia in modo chiaro l’evoluzione pittorica di Sergio Giromel. Gli anni Ottanta documentano un interesse mimetico e naturalistico legato ad una descrizione oggettiva del paesaggio, in modo particolare di quello vissuto e sperimentato quotidianamente.

 

Lorena Gava Critica dot.essa