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Canvas Paintings

4.4/5

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Quadro d’autore su tela canvas in esacromia, intelaiate su cornici da 30mm di spessore con appendino e certificazione di autenticitá. Altissima risoluzione.

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canvas

Tutti canvas sono protetti da certificazione di autenticitá e sono il frutto di fedelissime riproduzioni di opere artistiche realizzate con tecnica olio su tavola dal pittore Sergio Giromel.

RECENSIONI

4.5/5

Vittorio Sgarbi

Maggio 2015

vittorio sgarbi arte

“Rifelssioni Contemporanee”

L’illustre struttura istituzionale del Museo Gipsoteca Canova a Possagno è la location designata per accogliere una mostra collettiva con artisti ad alto livello, che si terrà dal 9 maggio al 2 giugno 2015, con la direzione organizzativa del manager produttore di grandi eventi Salvo Nugnes, presidente dell’associazione “Spoleto Arte”. All’evento inaugurale, previsto in data sabato 9 maggio alle ore 18.30, è prevista la presenza d’eccezione del professor Vittorio Sgarbi, designato ambasciatore dell’Expo. L’affermato pittore Sergio Giromel rientra nell’esclusivo novero dei nomi di spicco selezionati per l’importante iniziativa espositiva. 
 Tra le significative riflessioni espresse per commentare lo stile caratteristico e distintivo, che lo contraddistingue è stato dichiarato “Giromel ha acquisito la piena coscienza dell’uomo moderno e dell’artista contemporaneo, di essere egli stesso artefice e portavoce di una nuova realtà linguistica, da divulgare. Emerge il desiderio di lasciare ai fruitori un segno concreto e tangibile del suo operato, fondendo il microcosmo dell’opera al macrocosmo universale del creato e offrendo una visione ideale e idealizzata, avvolta da una cornice senza tempo e custodita dentro un’atmosfera ovattata e protetta. I lavori possiedono un’identità precisa e definita nel segno unificante del paesaggio e in un confronto continuo e coinvolgente con la natura. Le raffigurazioni denotano il sapiente uso delle scansioni coloristiche, la consolidata capacità di strutturare l’insieme mediante giochi chiaroscurali e la piena padronanza del vibrato luminoso con la luce, che si innerva e compenetra la materia, ravvivandola e vivificandola”.

Sgarbi su di lui ha commentato “La pittura è lo strumento di conoscenza con cui Giromel converte la natura da lui percepita e meditata, troppo vasta e complicata per poter essere spiegata, nella prosa di un discorso verbale, nella sintesi dell’astratto lirico, il campione a cui intuitivamente riconosce la possibilità di poter rendere il senso del tutto, diventando il suo correlativo estetico. È un cezanniano viscerale, talmente interiorizzato da non distinguere più l’esempio del maestro da se stesso. Ma, accanto al Post-Impressionismo, accanto a un Naturalismo francese a cui Nicolas De Staël fornisce il punto di massimo avvicinamento all’astrazione, accanto dunque a una pittura interpretata come visione dell’apparente, mantiene il saldo rapporto anche con una tradizione italiana, che riconosce al disegno la facoltà di estraniare l’oggetto dalla realtà che dovrebbe rappresentare. Per Giromel il Piave corrisponde a un preciso luogo geografico dai sapori intensi, eterni, familiari, per chiunque abbia avuto a che fare con quell’habitat, di cui avverti l’aria umida e frizzante anche quando non lo vedi, i rumori acquatici intervallati da profondi silenzi, anche quando non lo senti”.

4.5/5

Vittorio Sgarbi

Dicembre 2011

vittorio sgarbi

“Senti il Piave nei paesaggi e nei soggetti di natura”

Un Piave che corrisponde a un preciso luogo geografico, fra il fiume e il verde Montello, teatro di eroiche imprese nella Prima Guerra Mondiale, a un’area circostante, e con essi a un’umanità particolare, alla specifica civiltà che ne è stata generata, nel passato e nel presente.
Un Piave dai sapori intensi, eterni, familiari per chiunque abbia avuto a che fare con quell’habitat, di cui avverti l’aria umida e frizzante anche quando non lo vedi, i rumori acquatici, intervallati da profondi silenzi, anche quando non lo senti.


Capisci, allora, che il Piave di Giromel non è un confine, una soglia di limite, una barriera distintiva fra un mondo e un altro, ma, al contrario, l’espansione in una sfera che concepisce, accanto al fisico, anche la sua accezione immateriale, il metafisico. Capisci che quel Piave non è soltanto un corso esteriore, ma anche interiore, della stessa categoria degli altri luoghi del cuore che ciascuno di noi si porta dentro, e potrebbe benissimo bagnare le rive delle nostre anime, se solo lo volessimo, se permettessimo a Giromel di ascoltarlo e di farci diventare simili a lui, accettando che ci traghetti, come un benevolo Caronte, alla scoperta di un universo tutto da esplorare.
In sostanza, quel Piave è una sensibilità emotiva speciale, un modo di mettersi in relazione con la natura nel tentativo di carpirne lo spirito più autentico, il segreto originario, il meccanismo che tutto determina. La pittura è lo strumento di conoscenza con cui Giromel converte la natura da lui percepita e meditata, troppo vasta e complicata per poter essere spiegata nella prosa di un discorso verbale, nella sintesi dell’estratto lirico, il campione a cui intuitivamente riconosce la possibilità di poter rendere il senso del tutto, diventando il suo correlativo estetico. Non si tratta certo di un’operazione nuova nella storia dell’arte, ed è per questa ragione che Giromel si avvale con profitto di diverse esperienze storiche che lo hanno preceduto, in primo luogo di Cézanne, vero padre dell’arte contemporanea, ricercatore di un ordo supremo in cui natura e vita, soggetto e oggetto, percezione e idea, assoluto e relativo, finiscono per coincidere in una formula espressiva che prevede la scansione dimensionale e cromatica del dato oggettivo, tendente al geometrico e al colore primario, per poi riassemblare ciò che si è scomposto in un unicum, un mondo ricreato nel quale la componente mentale, malgrado gli intenti fortemente intellettualistici dell’autore, non risulta certo meno accentuata di quella sentimentale.
Giromel è un cézanniano viscerale, talmente interiorizzato da non distinguere più l’esempio del maestro da sé stesso, Montello è la sua la Sainte-Victoire. Ma accanto al Post-Impressionismo, accanto a un naturalismo francese a cui Nicolas de Staël, certamente studiato dal nostro, fornisce il punto di massimo avvicinamento all’astrazione, accanto, dunque, a una pittura interpretata come visione dell’apparente, Giromel mantiene saldo il rapporto anche con una tradizione italiana che riconosce al disegno la facoltà di estraniare l’oggetto dalla realtà che dovrebbe rappresentare, secondo un percorso che da Casorati potrebbe giungere fino al Gentilini delle “cattedrali” stilizzate, per non dire di un modo specificatamente veneto di confrontarsi con gli umori di natura, da Francesco Guardi a Favretto, dai Ciardi a Nono, da Fragiacomo al Tito meno pompier.
Finché non saremo in grado di dare risposte certe ed esaurienti alle sue domande, Giromel avrà tutto il diritto di chiedere al suo Piave di esondare dal recinto del personale per diventare il centro dell’universo. E di farcelo diventare il nostro Piave, il nostro fiume, la nostra natura.

4.5/5

Giorgio Pilla

Aprile 2011

pittore veneziano

"venezie"
Giorgio Pilla

Sergio Giromel pittore veneziano, anche se lui è nato a qualche chilometro dal ponte della Libertà, ma io lo chiamo veneziano perché della nostra pittura ha assaporato il piacere del colore e l’ intelligenza del segno.
Oggi ha quasi voluto farci un omaggio portando quattro tele tutte realizzate sul tema della nostra città lagunare; uno scorcio con le case normali, popolari, un palazzo sul Canal Grande, un altro palazzo, ed infine la nostra grande amata Basilica di San Marco.


Come si vede, non è la solita visione veneziana impressionista o espressionista dove Venezia appare nel suo essere quasi reale, ma una visione vista con l’emozione dell’architetto, sovrapponendo con notevole tecnica grafica stili urbanistici diversi, a significare l’ avvento storico di una città cresciuta nel tempo su se stessa, sulle proprie emozioni strutturali.
Ne è l’esempio la splendida vista della Basilica marciana in cui i marmi ed i mosaici si staccano dal tempo per divenire sogni.
L’ uso del colore è appropriato e molto delicato, l’ impiego della foglia d’ oro permette, in questi lavori, di trasformare le immagini in un sogno come in una funzione onirica e di immagine spiritualizzata resa con estrema finezza. Fa si che Venezia ritorni ai fasti del gentile Bellini del Giorgione e del Tiziano, quando i palazzi erano colorati, d’ orati e perfino i camini mosaicati.

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