“Senti il Piave nei paesaggi e nei soggetti di natura” Vittorio Sgarbi

12 Dicembre 2011 0 di sergiogiromel
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vittorio sgarbi
2012 SGARBI VILLA BENZI CAERANO 1 scaled "Senti il Piave nei paesaggi e nei soggetti di natura" Vittorio Sgarbi

Critica a cura di Vittorio Sbarbi

Un Piave che corrisponde a un preciso luogo geografico, fra il fiume e il verde Montello, teatro di eroiche imprese nella Prima Guerra Mondiale, a un’area circostante, e con essi a un’umanità particolare, alla specifica civiltà che ne è stata generata, nel passato e nel presente.
Un Piave dai sapori intensi, eterni, familiari per chiunque abbia avuto a che fare con quell’habitat, di cui avverti l’aria umida e frizzante anche quando non lo vedi, i rumori acquatici, intervallati da profondi silenzi, anche quando non lo senti.


Capisci, allora, che il Piave di Giromel non è un confine, una soglia di limite, una barriera distintiva fra un mondo e un altro, ma, al contrario, l’espansione in una sfera che concepisce, accanto al fisico, anche la sua accezione immateriale, il metafisico. Capisci che quel Piave non è soltanto un corso esteriore, ma anche interiore, della stessa categoria degli altri luoghi del cuore che ciascuno di noi si porta dentro, e potrebbe benissimo bagnare le rive delle nostre anime, se solo lo volessimo, se permettessimo a Giromel di ascoltarlo e di farci diventare simili a lui, accettando che ci traghetti, come un benevolo Caronte, alla scoperta di un universo tutto da esplorare.
In sostanza, quel Piave è una sensibilità emotiva speciale, un modo di mettersi in relazione con la natura nel tentativo di carpirne lo spirito più autentico, il segreto originario, il meccanismo che tutto determina. La pittura è lo strumento di conoscenza con cui Giromel converte la natura da lui percepita e meditata, troppo vasta e complicata per poter essere spiegata nella prosa di un discorso verbale, nella sintesi dell’estratto lirico, il campione a cui intuitivamente riconosce la possibilità di poter rendere il senso del tutto, diventando il suo correlativo estetico. Non si tratta certo di un’operazione nuova nella storia dell’arte, ed è per questa ragione che Giromel si avvale con profitto di diverse esperienze storiche che lo hanno preceduto, in primo luogo di Cézanne, vero padre dell’arte contemporanea, ricercatore di un ordo supremo in cui natura e vita, soggetto e oggetto, percezione e idea, assoluto e relativo, finiscono per coincidere in una formula espressiva che prevede la scansione dimensionale e cromatica del dato oggettivo, tendente al geometrico e al colore primario, per poi riassemblare ciò che si è scomposto in un unicum, un mondo ricreato nel quale la componente mentale, malgrado gli intenti fortemente intellettualistici dell’autore, non risulta certo meno accentuata di quella sentimentale.
Giromel è un cézanniano viscerale, talmente interiorizzato da non distinguere più l’esempio del maestro da sé stesso, Montello è la sua la Sainte-Victoire. Ma accanto al Post-Impressionismo, accanto a un naturalismo francese a cui Nicolas de Staël, certamente studiato dal nostro, fornisce il punto di massimo avvicinamento all’astrazione, accanto, dunque, a una pittura interpretata come visione dell’apparente, Giromel mantiene saldo il rapporto anche con una tradizione italiana che riconosce al disegno la facoltà di estraniare l’oggetto dalla realtà che dovrebbe rappresentare, secondo un percorso che da Casorati potrebbe giungere fino al Gentilini delle “cattedrali” stilizzate, per non dire di un modo specificatamente veneto di confrontarsi con gli umori di natura, da Francesco Guardi a Favretto, dai Ciardi a Nono, da Fragiacomo al Tito meno pompier.
Finché non saremo in grado di dare risposte certe ed esaurienti alle sue domande, Giromel avrà tutto il diritto di chiedere al suo Piave di esondare dal recinto del personale per diventare il centro dell’universo. E di farcelo diventare il nostro Piave, il nostro fiume, la nostra natura.

a cura di Vittorio Sgarbi